È un grande bianco campano a rischio estinzione. Meno celebre di Greco di Tufo, Fiano e Falanghina. Si tratta dell’Asprino di Aversa: un vino-vitigno a DOC, alla base dell’unica tradizione spumantistica della regione Campania.

Quando l’ho bevuto, mi sono emozionato – ha scritto il celebre critico Veronelli -. Ero in campagna da un contadino, dalle parti di Aversa, e quell’Asprinio era eccezionalmente buono. Ben lavorato, fragile, elegante. Quello che mi fa rabbia è la consapevolezza di non poterlo ritrovare. L’Asprinio di Aversa sarebbe un vino splendido se venisse valorizzato”.
Eppure, oggi vengono prodotte pochissime bottiglie da un numero esiguo di cantine, come Magliulo,  Masseria Campito,  I Borboni,  Salvatore Martusciello,  Vestini Campagnano, Caputo  e  Vitematta.
Quest’ultima ha una particolarità, i terreni sui quali viene coltivata l’uva sono stati confiscati alla camorra. Inoltre, l’Asprinio Vitematta è stato aggiunto nell’annuario dei Migliori Vini d’Italia 2018 di Luca Maroni.
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Un altro ottimo motivo per provare questo tipo di vino? È l’abbinamento ideale con la mozzarella di bufala e la burrata. Un elemento affascinante di questo vitigno è il tipo di allevamento tradizionale denominato alberata. La vite è “maritata” a tutori vivi, cioè viene fatta crescere sui pioppi, e raggiunge così anche i 15 metri di altezza. Un vero spettacolo da vedere! Anche se solo pochi produttori continuano a usare questo tipo di coltivazione, sicuramente da considerare come un paesaggio rurale da salvaguardare anche se impone un grande impegno per il mantenimento.
Antiche Cantine Magliulo a Frignano. La delicata e faticosa raccolta di uva asprino dall’alberata aversana.

Interessanti anche le ipotesi sull’origine del vitigno. Secondo alcuni sono addirittura etrusche, per altri greche. Si dice anche che sia stato portato in Italia dal Re di Francia Luigi XII, nel 1500. Secondo Giampaglia, deriverebbe dalla “famiglia dei Pinot” e sarebbe stato introdotto nel Napoletano nell’Ottocento durante la dominazione francese. A sostegno di questa ipotesi vale la considerazione avallata dagli stessi agricoltori, secondo i quali, nel passato, l’uva asprinia veniva acquistata da commercianti francesi e ungheresi, per poi utilizzarla nella preparazione di vino spumante.

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