Esprimere le diverse anime del Nero d’Avola. È questa la missione di Vito Catania fondatore della cantina Gulfi, che dedica a questo vitigno autoctono siciliano sei vini rossi in purezza dei quali ben quattro sono cru. Si tratta, cioè, di etichette prodotte con uve di singole vigne, che permettono di capire realmente quale sia l’influenza del terreno sulle caratteristiche organolettiche del Nero d’Avola.

Come si arriva a questo tipo approccio?

Vito Catania è un imprenditore di origini siciliane che negli anni ’90 eredita dei terreni acquistati con i sacrifici del padre emigrato in Francia (dove anche Vito ha vissuto e da dove ha appreso la cultura dei cru). Nasce così la voglia di intraprendere un’avventura nel mondo vitivinicolo.

Cantina Gulfi a Chiaramonte Gulfi (Ragusa)

Alla ricerca del Nero d’Avola perfetto

All’epoca molte realtà stavano rivolgendo la propria attenzione ai vitigni alloctoni come Chardonnay, Merlot, Cabernet. Catania preferisce, invece, puntare sul Nero D’Avola – varietà che di lì a poco incontrerà una grande fama commerciale – cominciando uno studio per ricercarne la “culla”. L’etimologia stessa è d’aiuto. E conduce verso il Siracusano, nell’estremo sud della Sicilia Orientale che ha latitudini anche più basse della Tunisia. Da qui, il vitigno si è poi diffuso nel Val di Noto, nel Ragusano e nel Calatino e solo di recente in tutta la Sicilia.

Il tocco del grande enologo Salvo Foti

Nel Siracusano, infatti, si trovano il comune di Avola, da cui il vitigno prende il nome, e anche Pachino dove Vito Catania acquista le quattro vigne cru di Gulfi. Inizia, così, la storia dell’azienda vitivinicola, che fin da subito si avvale della collaborazione dell’enologo Salvo Foti (scopri di più su L’arte di fare il vino. Intervista a Salvo Foti – parte 1).

Locanda Gulfi – Ristorante con vista sulla sala di fermentazione, un piatto gourmet, la barricaia e l’ingresso della cantina Gulfi

Ben oltre il biologico

La filosofia che accomuna Foti e Catania è il rispetto dell’ambiente e della tradizione. La conduzione, infatti, è biologica. Inoltre le viti sono quasi tutte coltivate ad alberello egeo, come si faceva migliaia di anni fa e come si fa ancora oggi nell’isola greca di Santorini, per esempio. Tradizione significa anche che, in una delle zone più siccitose d’Italia, non si applica l’irrigazione di soccorso. La conseguenza è una bassa resa per ceppo (un chilo a pianta circa) e una grande concentrazione di sostanze nel frutto.

Vigna San Lorenzo a Pachino (Siracusa) allevata con l’antica tecnica dell’alberello egeo

Quali sensazioni si hanno bevendo un Greco di Tufo?

I vini da Nero d’Avola sono caratterizzati da un’elevata alcolicità, poca tannicità, alta acidità e grande presenza di sostanze coloranti (era definito ‘u niro ‘i Pachino). L’espressione aromatica è centrata sulla ricchezza matura del frutto scuro. In particolare il gelso nero, ma anche more, ciliege e cassis: dolci e fragranti al tempo stesso. La terziarizzazione lascia spazio a note di vaniglia, origano, pomodoro essiccato, cioccolato, cuoio e tabacco. Al palato emergono le caratteristiche distintive: la personalità nervosa, la densità del succo quasi masticabile. E poi la trama tannica fittissima e setosa, la freschezza balsamica ritemprante e la mineralità che accompagna il sorso verso il lungo finale.

Nero d’Avola in purezza: le sei etichette di cantina Gulfi

La cantina Gulfi ha creato sei interpretazioni diverse di Nero d’Avola in purezza. RossoJbleo è la base per cominciare ad avvicinarsi a questo tipo di vino (solo acciaio). Mentre NeroJbleo è un vino particolarmente fresco nella beva e croccante nel frutto (12 mesi in barrique e tonnaux di rovere francese). Entrambi sono prodotti nelle vigne di Chiaramonte Gulfi nel Ragusano.

4 raffinati cru di Nero d’Avola, ognuno con una propria personalità

Si passa poi ai quattro cru di Pachino nel Siracusano maturati tutti per 24 mesi in barrique e tonnaux di rovere francese. NeroSanloré è il più vicino al mare ed è caratterizzato da sentori salmastri di cappero e iodio. NeroBaronj è un Nero d’Avola esemplare. Il più morbido perché vinificato con uve leggermente appassite a causa dello stress idrico causato dal terreno calcareo. NeroMaccarj, figlio di argilla nera e ferro, colpisce al naso per le note ematiche che nell’evoluzione ricordano il rum, è considerato il più mascolino e selvaggio. Infine, NeroBufaleffj è figlio di quattro tipi di terreni diversi. Per i pachinesi è la rappresentazione dell’eleganza nel Nero d’Avola.

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