Marzo 1986. Metanolo: la tragedia che ha cambiato per sempre il vino italiano. Un estratto dall’articolo di la Repubblica.it

Correva il marzo 1986 quando lo scandalo del metanolo sconvolse l’Italia, segnando il punto più basso della nostra storia enologica. Ma come siamo passati da quella tragedia a diventare un’eccellenza mondiale? In questo interessante approfondimento di la Repubblica.it, nomi del calibro di Cotarella, Cernilli, Castagno e Rizzari ripercorrono quei giorni bui e analizzano la rinascita che ne è seguita. Una lettura necessaria per capire cosa beviamo oggi.

Un estratto dall’articolo di la Repubblica.it a firma di Giulia Mancini

Quattro decadi, quaranta vendemmie per dirla con i tempi della vigna. Tanto è passato dal cosiddetto scandalo del metanolo che nel marzo 1986 travolse l’Italia, facendo emergere l’adulterazione, letale e lesiva, di alcuni lotti di vino distribuiti nei supermercati. “Era un’Italia vitivinicola totalmente diversa da quella di oggi – ricorda Riccardo Cotarella, orgogliosamente enologo come ama definirsi –. C’erano barlumi da aziende storiche, specialmente in Toscana e Piemonte, il cui approccio era di una certa professionalità e scientificità, di conoscenza del territorio, delle uve e del mercato”.

“In Italia si produceva molto più vino e se ne beveva di più, però era vino mediamente di qualità inferiore con denominazioni che coprivano sì e no il 10% della produzione – ricorda facendogli eco Daniele Cernilli, oggi Doctor Wine –. Con lo scandalo l’immagine del vino italiano è andata sotto terra, ovviamente. Eppure la maggior parte dei produttori italiani erano, e sono, persone per bene, che non c’entrava nulla”. Pochi virtuosi che ci avrebbero messo tempo per innescare il cambiamento, la presa di coscienza. Tragedia e scandalo, col senno di poi, hanno fatto da catalizzatori: “Nella strenua convinzione che è stato un crimine, lo scandalo ha generato la consapevolezza che si stava percorrendo una strada sbagliata: non si mirava alla qualità, ma solo alla quantità – prosegue il noto enologo –. Oggi, e da anni, c’è una rivalutazione della professione. Siamo da sempre portatori degli aspetti scientifici di quel meraviglioso processo di trasformazione dell’uva in vino, in tutti i suoi stadi di evoluzione”.

Roma, 8 aprile 1986. Nell’ambito delle indagini sullo scandalo del vino al metanolo in Italia, dei Carabinieri del NAS controllano in un supermercato che le bottiglie di vino in vendita non siano di provenienza delle aziende vinicole sotto inchiesta. (foto archivio ANSA)

 

Fare di tutta l’erba un fascio fu facile, speculare sulla tragedia altrettanto e l’eco mediatica ci mise poco a spargersi in patria e varcare i confini. Responsabilità e colpe vennero definite dai procedimenti, a mutare fu la percezione del vino. “Dopo lo scandalo tutto è cambiato, si è capito che bisognava avere controlli meticolosi, severi e soprattutto frequenti – sottolinea Cernilli –. Le denominazioni di origine e le procedure servono a garantire i consumatori, non semplicemente a rompere le scatole ai produttori. Servono a evitare che ci possano essere fenomeni di quel genere”. “È stato un percorso non immediato, lungo nel tempo – continua Cotarella –. Ma se oggi l’Italia è il primo paese al mondo, non solo per la sua biodiversità e trasversalità territorio, per l’approccio scientifico, lo dobbiamo a quel tragico momento”.

Produzione, consumi, controlli, conoscenza e narrazione del vino non sarebbero più stati gli stessi dopo il 1986. Non è un caso che al tempo a dare voce a territori, vigne e bottiglie ci fosse Luigi Veronelli con la sua enciclopedica conoscenza, poi nei decenni successivi si svilupparono associazioni e corsi di azione professionale per sommelier e degustatori. Sulla stessa rotta, con strade diverse, anche la stampa di settore visse una spinta propulsiva portando alla nascita, e successiva affermazione, di testate e riviste che facevano del vino un cantore di storie e luoghi. …Leggi l’articolo completo su la Repubblica.it: Metanolo, la tragedia che ha cambiato per sempre il vino italiano