Tra i vini dolci italiani è certamente il più celebre. Ricco, denso e profondo, il Passito di Pantelleria è una DOC prodotta solo in Sicilia da una base di uve Moscato di Alessandria (o Zibibbo). Due curiosità: forse non tutti sanno che si tratta di un vino “eroico” e che la pratica di coltivazione dell’alberello pantesco è tutelata dall’Unesco come Patrimonio dell’Umanità. Scopriamo di più su questo affascinante nettare isolano, a cominciare dagli aromi, passando per gli abbinamenti più adatti, fino alle cantine migliori.

Quali sensazioni si hanno bevendo un Passito di Pantelleria?

Un tipico Passito di Pantelleria ha colori caldi, come l’oro zecchino, che virano verso riflessi delle tonalità dell’ambra, nel caso di vini più maturi e affinati in legno. Al naso, questo vino colpisce per intensità e ricchezza. Il profilo aromatico ha note fruttate e mielate dense e consistenti, che trovano un elegante equilibrio con il caratteristico tocco agrumato. Particolarmente interessante la nota speziata, che se da un lato rende il vino profondo, dall’altro aggiunge uno stuzzicante senso di lieve piccantezza. Al palato è cremoso, imperlato dalla fine dolcezza della confettura e del miele, e rinfrescato dalla nota agrumata.

Cantina Donnafugata a Pantelleria. La vigna centenaria e i tipici vigneti ad alberello, Patrimonio dell’umanità UNESCO. Ph Fabio Gambina

Con cosa abbinare un Passito di Pantelleria?

Il Passito di Pantelleria trova l’abbinamento ideale con l’opulenta pasticceria siciliana: dalla cassata ai cannoli, dal marzapane alla pasta di mandorle. Ottimo, in generale, per accompagnare tutti i grandi classici della pasticceria italiana come la pastiera napoletana, il torrone, gli amaretti, il babà al rum, oppure la crostata di ciliege. Interessante, inoltre, l’incontro con i dolci tipici delle culture medio-orientali come la baklavia (pasta fillo aromatizzata con limone e spezie), il ma’amoul (pasta frolla farcita di datteri), la muhallabia (latte, farina di riso, acqua di rose e frutta secca) o il pasha (ricotta, uvetta e spezie).

Adatto a chi ama osare o “meditare”

Per gli amanti degli accostamenti meno classici, ma assolutamente appaganti, da provare con i formaggi erborinati o piccanti, o con il foie gras. Se molto invecchiato, può essere bevuto da solo. Infatti, è considerato un grande vino da “meditazione” ossia da sorseggiare lentamente in un contesto intimo e rilassante. Per essere apprezzato al meglio, va gustato freddo, alla temperatura di 10-12°C.

Quali sono le migliori cantine?

Tra le grandi cantine che producono il Passito di Pantelleria:
Bukkuram di Marco De Bartoli
Donnafugata
Salvatore Murana Vini
Ferrandes
Solidea
Cantina Basile

Dove si produce?

Quando si parla di Passito di Pantelleria si parla di Sicilia sud-occidentale, vicino alla costa della Tunisia e al centro della sun belt. L’isola è particolarmente ventosa, così i primi arcaici viticoltori misero a riparo la vite, in conche scavate nella terra lavica. In nessun altro luogo al mondo si possono rinvenire altrettanti inconfondibili vigneti a terrazzamenti delimitati da muretti a secco che si estendono per oltre 7.000 chilometri! Altrettanto unici sono i “giardini arabi” (costruzioni circolari scoperchiate, per dare rifugio anche a una sola pianta di agrume) spesso incastonati negli stessi vigneti e diffusi in tutte le contrade. Lo spettacolo che regala questo tipo di viticoltura, tra l’altro talmente importante da essere tutelata dall’Unesco come patrimonio dell’Umanità, è mozzafiato. Qui si lavora quasi esclusivamente con la zappa. Ma anche con l’aratro trainato dal caratteristico asino pantesco (anch’esso, come questa antichissima pratica agricola, minacciato di estinzione).

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