Vino: via libera al decreto che fissa le norme per produrre vini dealcolati (senza alcol) o a bassa gradazione alcolica anche in Italia

Il via libera al decreto interministeriale Mef–Masaf sulla produzione dei vini dealcolati rappresenta un passaggio atteso che contribuisce a dare certezza normativa a un segmento di mercato in evoluzione, dopo un periodo particolarmente complesso per il comparto vitivinicolo, segnato da difficoltà sui mercati, tensioni sui costi e cambiamenti nei consumi. Con il nuovo decreto, l’Italia potrà finalmente produrre internamente questi vini, riducendo i costi e aumentando la competitività.

Coldiretti: innovazione sì, senza snaturare il vino italiano

Coldiretti e Filiera Italia hanno seguito con attenzione e senso di responsabilità l’intero percorso che ha portato all’adozione del provvedimento, mantenendo nel tempo una posizione chiara e coerente: accompagnare l’innovazione senza snaturare l’identità del vino italiano, tutelando le denominazioni, il valore culturale del prodotto e il lavoro delle imprese agricole.

Distinzione netta tra vino e prodotti dealcolati

In più occasioni Coldiretti e Filiera Italia hanno ribadito la necessità di distinguere con precisione tra vino e prodotti ottenuti attraverso processi di dealcolazione, evitando ambiguità che possano generare confusione nei consumatori o indebolire il sistema delle Dop e Igp. Allo stesso tempo, è stato sottolineato come la crescita dei prodotti no e low alcohol sia un fenomeno di mercato da governare con regole chiare, garantendo condizioni di concorrenza eque per le imprese italiane rispetto agli altri Paesi europei.

Produzioni in Italia e tutela del reddito agricolo

Il decreto consente ora alle aziende di operare all’interno di un perimetro definito, superando una situazione che fino ad oggi aveva costretto molte produzioni a essere realizzate all’estero. Un risultato che arriva al termine di un confronto articolato, nel quale Coldiretti e Filiera Italia hanno svolto un ruolo costante di interlocuzione istituzionale, lavorando per conciliare innovazione, tutela del reddito agricolo e difesa del patrimonio vitivinicolo nazionale.

Fase applicativa e semplificazione delle procedure

Resta centrale, sottolineano le due organizzazioni, anche nella fase applicativa, l’esigenza di accompagnare le imprese con procedure chiare e tempi certi, a partire dal rilascio delle autorizzazioni necessarie, affinché le nuove opportunità non si traducano in ulteriori appesantimenti burocratici. (fonte: https://www.coldiretti.it/)

Confcooperative: “Finalmente condizioni di parità con gli altri produttori europei”

Per Luca Rigotti, Presidente del Settore Vitivinicolo di Confcooperative Fedagripesca, il decreto rappresenta un passaggio fondamentale. La possibilità di produrre vini a basso o nullo contenuto alcolico consentirà alle imprese italiane di competere ad armi pari con i produttori europei che già presidiano questo segmento in forte crescita. Rigotti sottolinea come la federazione abbia partecipato attivamente al confronto istituzionale degli ultimi mesi, con l’obiettivo di offrire alle cantine cooperative uno strumento strategico per affrontare i mercati internazionali. La domanda di vini a bassa gradazione, infatti, non è più una tendenza passeggera, ma un cambiamento strutturale legato a nuovi stili di vita, maggiore attenzione alla salute e desiderio di ridurre il consumo di alcol senza rinunciare al piacere del vino. Secondo le stime di Confcooperative Fedagripesca, il potenziale riguarda milioni di consumatori nel mondo, con una domanda destinata a crescere parallelamente alle tendenze legate a benessere e moderazione.

UIV: “Una buona notizia dopo un anno difficile. Il mercato No-Lo cresce dell’8% annuo”

Anche l’Unione Italiana Vini accoglie positivamente il decreto. Per il segretario generale Paolo Castelletti, si tratta di una “bella notizia di fine anno” che arriva dopo un 2025 segnato da difficoltà sui mercati globali. Sempre più imprese italiane sono pronte a investire nella categoria dei vini dealcolati, e il nuovo quadro normativo permette finalmente di operare in condizioni di parità con gli altri Paesi europei. Castelletti auspica ora un supporto concreto nella fase di attuazione, soprattutto per quanto riguarda licenze e autorizzazioni necessarie alla produzione.

Numeri: il mercato No-Lo: un settore in forte espansione

Secondo l’Osservatorio UIV, il comparto No-Lo (no e low alcohol) è uno dei pochi segmenti in crescita nel panorama mondiale del vino. Il mercato globale dei prodotti No-Lo vale oggi 2,4 miliardi di dollari e raggiungerà 3,3 miliardi entro il 2028, con un tasso di crescita annuo dell’8% a valore e del 7% a volume.

I vini completamente alcohol-free stanno registrando performance eccezionali nei principali mercati internazionali:

  • Germania: +46% nei primi nove mesi del 2025 (quota 5% del totale No-Lo)
  • Regno Unito: +20% (quota 23%)
  • Stati Uniti: +18% (quota 17%)

Gli alcohol-free italiani – finora prodotti all’estero per limiti normativi – stanno già ottenendo risultati positivi:

  • UK: +6% in volume, +10% in valore
  • USA: +17% in volume, +24% in valore
  • Quota di mercato: 6% negli USA, 11% in Germania, 24% nel Regno Unito