Il mondo della viticoltura non è fatto solo di attese, ma di gesti precisi e sapienti che preparano il futuro del calice. In questo approfondimento tratto da Slowine.it, l’esperto Maurizio Paolillo ci guida alla scoperta di una fase cruciale nel ciclo della vigna: la potatura. Non un semplice taglio, ma una vera e propria architettura vegetale.
La potatura invernale, l’arte di disegnare la vite. Estratto da Slowine
Di Maurizio Paolillo. Dirigente scolastico, agronomo. Già responsabile scientifico di Porthos, è coautore de “Il vino ‘naturale’. I numeri, gli intenti e altri racconti” (Cooperativa Editoriale Versanti). Docente FISAR, scrive e collabora con diverse riviste e pubblicazioni di settore, è redattore della Guida Slow Wine per la Campania.
La potatura si può definire come l’arte di guidare lo sviluppo della pianta. Essa non comprende solamente i tagli, ma tutte le pratiche atte a regolare l’attività vegetativa e produttiva dell’esemplare arboreo. In base all’epoca di esecuzione, distinguiamo la potatura secca o invernale, effettuata quando la pianta è in riposo vegetativo, e la potatura verde o primaverile, che si realizza con la pianta in attività. In base allo stadio di sviluppo della pianta, abbiamo la potatura di allevamento, che definisce l’insieme delle operazioni svolte nei primi anni dopo la messa a dimora, e la potatura di produzione, con cui si intende il complesso di interventi eseguiti quando la pianta è in piena produzione.
Potatura invernale di produzione della vite
In fase di produzione, la potatura ricerca l’equilibrio fra attività vegetativa e produttiva al fine di ottenere la migliore fruttificazione da un punto di vista quantitativo e qualitativo. La chiave per rendere compatibili le esigenze produttive con l’efficienza e, in ultima analisi, il benessere della pianta è il bilancio energetico:
Energia disponibile per la produzione = Energia prodotta dalla fotosintesi – energia destinata all’attività vegetativa – energia dissipata
L’energia che viene impiegata per l’attività vegetativa viene necessariamente sottratta all’attività riproduttiva, cioè alla creazione di fiori e frutti. L’energia disponibile è, quindi, funzione dell’efficienza metabolica dell’organismo, che è diversa da pianta a pianta e, in ultima analisi, da germoglio a germoglio.
La vigoria del germoglio è in parte un carattere genetico: esistono vitigni più vigorosi e altri meno. Ma è in buona parte derivante dalle condizioni di coltivazione: sviluppo e attività dell’apparato radicale, disponibilità di riserve, numero di germogli per ceppo.
Equilibrio vegetazione/produzione
L’equilibrio vegeto–produttivo di ciascuna pianta è condizionato da svariati fattori. Il principale è probabilmente il rapporto chioma/radice (C/R), cioè la relazione fisiologica tra la parte aerea, la chioma, e l’apparato radicale di una pianta: un equilibrato rapporto C/R è fondamentale per la sua crescita, produzione e longevità.
La pianta tende a mantenere un equilibrio tra la funzione di assorbimento radicale e la produzione di frutti, modificando la crescita relativa di chioma e apparato radicale: è, cioè, in grado di dar luogo a un processo di accrescimento compensativo. Se, a seguito degli interventi colturali, la chioma si sviluppa in maniera eccessiva e tende a prevalere sull’apparato radicale, quest’ultimo si espanderà per ripristinare l’equilibrio; viceversa l’eccessiva riduzione della chioma rederà prevalente la parte ipogea, stimolando la crescita di quella epigea1. Gli accrescimenti compensativi sottraggono evidentemente risorse alla produzione.
Insieme al rapporto C/R, altri aspetti condizionano l’equilibrio vegeto–produttivo.
I portainnesti vigorosi, determinando un maggior sviluppo delle radici, stimolano una maggiore spinta vegetativa. Lo stesso effetto è prodotto dalla disponibilità di acqua e di azoto nel suolo, così come dalle potature intense, che riducono sensibilmente la dimensione della chioma. Al contrario, la spinta produttiva è favorita dallo scarso vigore del portainnesto e dalla ridotta disponibilità di azoto e acqua nel suolo. Molto importante è anche la quantità di luce che il singolo germoglio fruttifero riesce a intercettare: quelli meglio illuminati avranno una maggiore efficienza fotosintetica e risulteranno più produttivi.
Tirando le somme, un’eccessiva spinta vegetativa sposta in quella direzione una più ingente quantità risorse nutritive che saranno sottratte alla produzione, con la conseguente riduzione quali-quantitativa dei grappoli.
Stili di potatura
L’attitudine produttiva della pianta è influenzata anche dalla fertilità delle gemme, che è una caratteristica genetica del vitigno, ma è anche intrinseca della singola gemma. È decisiva, ad esempio, la sua posizione sul germoglio: la maggior parte dei vitigni coltivati presenta una buona fertilità delle gemme basali, mentre ve ne sono alcuni che producono quasi esclusivamente sulle gemme distali2 (per esempio: nebbiolo, albana, verdicchio).
Alla base del germoglio sono presenti in numero più o meno rilevante anche alcune gemme dette cieche, in quanto non danno origine a rami di alcun genere. La loro incidenza è riconducibile a caratteri genetici, ma anche a condizioni pedoclimatiche o alla gestione agronomica. Di conseguenza, la loro presenza può essere contenuta razionalizzando le potature, che possono essere impostate secondo logiche diverse. Si parla, ad esempio, di potatura lunga quando sui capi a frutto vengono lasciate da 5-6 fino a 20 gemme e di potatura corta se i tralci sono drasticamente raccorciati, recando solo 2–3 gemme; in questo caso sono detti speroni.
Un vigneto va interpretato come una società biologica, un gruppo di individui della stessa specie che si sviluppano in un unico ambiente e condividono le medesime risorse. L’insieme degli individui deve confrontarsi con le dinamiche ambientali (disponibilità di acqua, nutrienti, luce, temperature) e reagisce in maniera differente agli stimoli. In un vigneto, ciascuna vite è un individuo diverso, con esigenze distinte. Perciò ogni pianta va potata in maniera da assecondarne le specifiche attitudini. …Continua a leggere l’articolo su Slowine.it: La potatura invernale, l’arte di disegnare la vite – Slowine
