Quali sono le bollicine da riscoprire per le feste? Quelle del Lambrusco! Il consiglio arriva dal New York Times che parla di un nuovo corso per questo vino tradizionale italiano in un articolo di Florence Fabricant del 5 dicembre 2016.

Lo stereotipo del vino rosato dolce e frizzante che ha inondato l’America tra gli anni ’70 e ’80 è oggi superato. Già nel 2012, il critico enologico Eric Asimov parlava di “rinascita” delle versioni “secche, dai sentori terrosi e leggermente ammandorlate eppure gioiose e rinfrescanti” (The New York Times. Lambrusco Wants You Back).

Il punto di vista della stampa internazionale sembra quindi indicare unanimemente un nuovo inizio, o meglio un “ritorno” del Lambrusco come afferma Tom Ough del Teleghaph.

In realtà, si dovrebbe parlare di Lambruschi (al plurale) perché questi vini sono prodotti con cultivar diverse e con vinificazioni differenti. L’elemento in comune è il fatto di essere il vino simbolo dell’Emilia.

Esistono ben 4 DOC “specifiche” per il Lambrusco: Sorbara, Grasparossa di Castelvetro, Salamino di Santa Croce (tutte emiliane) ed il Mantovano (prodotto in Lombardia). Proprio i disciplinari di produzione delle Denominazioni ad Origine Controllata sottolineano una curiosità e un primato che forse in pochi conoscono: “il Lambrusco è considerato uno dei vitigni più autoctoni del mondo in quanto deriva dall’evoluzione genetica diretta della vitis vinifera silvestris occidentalis la cui domesticazione ha avuto luogo nel territorio modenese.”

Come scegliere cosa assaggiare? Come orientarsi in un panorama così complesso? La guida Slow Wine 2016 ha selezionato 4 cantine di talento: le Tenute Chiarli di Castelvetro che propone il Lambrusco di Sorbara Vecchia Modena Premium M.H. (10 euro); Gianfranco Paltrinieri di Bomporto e il suo Lambrusco di Sorbara Radice (11 euro); la Cantina della Volta di Bomporto con il rosé Lambrusco di Modena M. Cl (22 euro) e Podere il Saliceto di Campogalliano che ha tra le sue referenze il Lambrusco di Modena l’Albone (8 euro).

In particolare, Slow Wine 2016 parla del Lambrusco di Sorbara Radice 2014 di Paltrinieri come l’archetipo della rifermentazione naturale in bottiglia del Sorbara da lieviti indigeni. Un vino di grande complessità aromatica con riferimenti vinosi e di frutti di bosco, sorso fresco e asciutto con un finale sapido e profondo.

Lambrusco Sorbara Radice di Cantina Paltrinieri di Bomporto. Foto di Nicola Montanari
Lambrusco Sorbara Radice della Cantina Paltrinieri. Foto Nicola Montanari

L’uso di lieviti indigeni riporta alla tradizione centenaria del territorio, quando era l’andamento climatico a dettare i tempi della rifermentazione in bottiglia. I lieviti indigeni erano meno reattivi di quelli selezionati, così le temperature invernali riuscivano a bloccare la fermazione, mantenendo un residuo zuccherino nel vino. Dopo l’imbottigliamento nel mese di marzo, il tepore primaverale risvegliava i lieviti dormienti, innescando la riferimentazione che regalava l’identitaria effervescenza al Lambrusco.

Gli anni ’70 hanno segnato l’espansione commerciale del distretto vitivinicolo con l’introduzione del Metodo Martinotti (rifermentazione in autoclave). Anche se non mancano cantine che oggi utilizzano il Metodo Classico (scopri di più sull’articolo Cosa significa “metodo classico” riferito ad un vino?).

lambrusco-prosciutto

Abbinamenti. Specialità a base di carne di maiale, come il prosciutto di Parma, la mortadella, ma soprattutto un grande classico delle feste di Natale e Capodanno: lo zampone. Perfetto anche con il tipico bollito misto e la lasagna bolognese.

Itinerari, cantine e consorzi: Consorzio Marchio Storico dei Lambruschi Modenesi  Consorzio Tutela del Lambrusco di Modena Enoteca Regionale Emilia Romagna – Piacere Modena

Area geografica dei vini D.O.C.G. e D.O.C. dell'Emilia Romagna
Area geografica dei vini D.O.C.G. e D.O.C. dell’Emilia Romagna (Clicca sulla mappa per scoprire i vini) www.enotecaemiliaromagna.it

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2 thoughts on “Lambrusco: la riscoperta internazionale delle bollicine emiliane”

  1. Mi permetto di far notare che, ancora prima del “mantovano” (il quale mi pare proprio non sia una DOC), mancherebbe la DOC reggiano, molto più significativa di quella lombarda, e dal punto di vista produttivo e dal punto di vista storico-qualitativo.
    Ricordo i colli di Scandiano, Albinea, S.Martino in Rio, Campagnola Emilia, Correggio, Canolo, Massenzatico… Tutti luoghi significativi di questa produzione che niente hanno a che vedere con la tradizione del lambrusco mantovano.
    A Cesare quel che di Cesare…

    1. Buongiorno Oreste, si percepisce subito la grande passione che hai per il Lambrusco. Per dare il giusto spazio a questo vino, servirebbe più di un articolo. Infatti, prossimamente aggiungeremo approfondimenti anche sulla DOC Reggiano. Tornando al pezzo ti confermiamo che esiste una DOC Lambrusco Mantovano (fonte Ministero Politiche Agricole).

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