“Il vino è cultura”. É stato questo il leitmotiv del 74° Congresso nazionale di Assoenologi, che si è svolto a Matera e a Venosa dal 31 ottobre al 3 novembre 2019. La scelta di questa location non è stata casuale. Matera è la terza città più antica del mondo, con i suoi sassi millenari, patrimonio dell’Umanità dell’Unesco dal 1993. E quest’anno Capitale Europea della Cultura (non a caso il tema generale è stato “Il vino è cultura”). Mentre Venosa è la città di Orazio, uno dei più bei borghi d’Italia. L’appuntamento ha riunito gli enologi di tutta Italia all’insegna del vino considerato come patrimonio culturale, ambientale e paesaggistico nazionale. Inoltre, ha avuto il patrocinio del Ministero delle politiche agricole alimentari forestali e del Turismo, della Regione Basilicata, dei Comuni di Matera e di Venosa e con il supporto di numerosi partners e, tra questi, Ismea ed Enoteca Regionale Lucana.

“Il vino è figlio della cultura, scientifica, storica e artistica – ha detto il presidente Assoenologi ed enologo Riccardo Cotarella.

Focus sulla Basilicata

Il comparto vitivinicolo in Basilicata assume un’importanza crescente sul piano socio-economico, ambientale e culturale. Inoltre, rappresenta un elemento di traino nei confronti delle altre produzioni agricole per l’accresciuta qualità dei vini prodotti e la rilevanza assunta sul mercato.

Alcuni elementi, come l’adeguamento tecnologico degli impianti produttivi, la rinnovata consapevolezza del forte legame tra vino e territorio, la valorizzazione dei vitigni autoctoni e la dedizione dei produttori locali, hanno favorito il passaggio verso una produzione di qualità in nuove aree vocate della regione. In particolare, quelle non identificabili esclusivamente con i territori del Vulture, sede di elezione della vitivinicoltura lucana. Anche in cantina si sta affermando un modello che vede una gestione più attenta e accorta delle estrazioni e un uso misurato e più consapevole del legno di affinamento.

La vitivinicoltura Lucana 

La vite ed il vino costituiscono da sempre un elemento vitale del paesaggio della Basilicata, la vendemmia e le altre operazioni di campagna hanno da sempre accompagnato il susseguirsi delle stagioni e scandito lo scorrere del tempo. Il vino costituisce la memoria storica di una regione, l’espressione più autentica dei valori di un territorio, magnifico strumento per veicolare la conoscenza della storia e della cultura dei luoghi di produzione.

La produzione a denominazione d’origine si è intensificata nell’ultimo decennio. In particolare, accanto all’Aglianico del Vulture Docg e Doc, vino simbolo della Basilicata, spiccano altre 3 Doc: il Terre dell’Alta Val d’Agri (2003), il Matera (2005) e il Grottino di Roccanova (2009).

“La Basilicata è da sempre identificata con l’Aglianico, che è ovviamente il vitigno predominante, ma oggi è una realtà molto più variegata, fatta di tanti vitigni storici recuperati”, ha detto il giornalista e critico Luciano Pignataro, tra i massimi conoscitori e divulgatori del vino e della gastronomia del Sud Italia.

Ed in effetti la Basilicata, nei suoi 2.000 ettari di vigna (di cui la metà dedicata alla produzione di vini Dop), racchiude decine e decine di vitigni antichi, e nel suo essere piccola, per dimensione, è una della Regioni italiani più ricche in questo senso. E si tratta in molti casi di vitigni quasi estinti, e recuperati solo di recente.

Le denominazioni della Provincia di Potenza e Matera

  • Aglianico del Vulture Doc e Aglianico del Vulture Superiore Docg: La zona di produzione riguarda la provincia di Potenza e comprende il territorio dei comuni di Rionero in Vulture, Barile, Rampolla, Ripacandida, Ginestra, Maschito, Forenza, Acerenza, Melfi, Atella, Venosa, Lavello, Palazzo San Gervasio, Banzi e Genzano di Lucania.
  • Terre dell’Alta Val d’Agri Doc: La zona di produzione riguarda la provincia di Potenza e comprende il territorio dei comuni di Viggiano, Grumento Nova e Moliterno.
  • Grottino di Roccanova Doc: La zona di produzione riguarda la provincia di Potenza e comprende il territorio dei comuni di Roccanova, Sant’Arcangelo e Castronuovo di S. Andrea.
  • Matera Doc: La zona di produzione riguarda l’intera provincia di Matera con predilezione per la parte ovest, sud ovest.

Progetti per il futuro?

L’evoluzione vinicola della Basilicata punta su identità, innovazione e altissima qualità. In particolare, il progresso qualitativo dei vini lucani ha raggiunto l’apice nel 2010 con il riconoscimento Docg per l’Aglianico del Vulture Superiore e Riserva.

La crescente richiesta di vini di qualità, quindi, rappresenta un importante fattore di stimolo per nuove iniziative. Ed i vini lucani ormai sono apprezzati in tutto il mondo. Primo tra tutti, l’Aglianico del Vulture, vino principe della Basilicata, che figura stabilmente in cima alle classifiche stilate da esperti del settore.

Ma cosa è successo nella produzione negli ultimi anni? Alla progressiva contrazione delle superfici vitate, è corrisposto un miglioramento qualitativo delle produzioni. Infatti, la superficie vitata, negli ultimi sei anni, si è dimezzata, passando dai 4000 ettari del 2013 ai circa 2000 di oggi. Parallelamente anche la produzione totale di vino si è notevolmente ridotta. Dai 178mila ettolitri del 2013 siamo oggi a circa 86.000, 90% rossi e 10% bianchi. Inoltre, oggi circa i due terzi delle etichette commercializzate sono a denominazione (Docg, Doc, Igt). Infine, il vino da tavola è passato, sempre dal 2013, da 110.000 ettolitri a 29.000.

Facili, dunque, le conclusioni: la viticoltura di quantità, ultimo scampolo dei favolosi anni Venti, quando la Lucania dissetava l’Italia, è in via di estinzione. Mentre quella di qualità riesce a conquistare nuove fette di mercato.

L’elevata qualità raggiunta dai vini lucani è attestata dai numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali, rappresenta il giusto riconoscimento per un eccellente lavoro svolto nelle vigne e nelle cantine, lavoro fatto di capacità imprenditive, di passioni, di sentimenti profondi che legano il produttore al prodotto.

Un territorio dunque, quello della Basilicata che oggi esprime solo in minima parte le sue straordinarie potenzialità: le sue tipicità enogastronomiche, la sua bellezza incontaminata, la magia dei monumenti, dei borghi antichi, del paesaggio: tutto questo insieme di eccellenze ha tante carte da giocarsi in un mondo sempre più uguale e omologato. (Fonte Slow Wine 2020)

I Riconoscimenti della guida Slow Wine 2020

  • GRANDE VINO
  • Aglianico del Vulture Don Anselmo 2016, Azienda Vinicola Paternoster
    Aglianico del Vulture Il Sigillo 2014, Cantine del Notaio
  • VINO SLOW
  • Aglianico del Vulture Grifalco 2017, Cantina Grifalco
  • Aglianico del Vulture Serra del Prete 2016, Azienda Agricola Musto Carmelitano
  • Aglianico del Vulture Titolo 2017, cantina Azienda Agricola Elena Fucci
  • VINO QUOTIDIANO
  • Aglianico del Vulture Messer Oto 2016, Cantine Madonna delle Grazie

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