“I bianchi del Friuli Venezia Giulia sono vini intelligenti”. È questa l’opinione di uno dei più autorevoli critici enologici, Monica Larner che, prima di lasciare Wine Enthusiast, ha dedicato un approfondimento all’estremo Nord-Est, dal quale provengono le interpretazioni più “complesse e raffinate” in Italia.

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Nelle cantine della famiglia Livon, per esempio, sono custodite delle bottiglie che sfiorano i 30 anni, che sono state stappate in via eccezionale per festeggiare il cinquantenario dell’azienda, nata con l’acquisto di un primo vigneto nel Collio nel 1964. E se è vero che il fascino del vino deriva anche dal carisma di chi lo produce, a questi nettari si aggiunge una nota onirica regalata dalla storia di un self-made man come Dorino Livon, padre di Tonino e Valneo: attualmente a capo dell’azienda. Un uomo partito dal nulla (come mezzadro) che è riuscito a far apprezzare i vini del Friuli nel mondo. Attualmente, infatti, il 50% della produzione è venduta all’estero: tra BRIC, Europa, USA, Australia e Giappone.

Un dato che non sorprende, dal momento che i bianchi dell’ultimo baluardo italiano verso l’Est sono riusciti a catalizzare l’attenzione internazionale, grazie alle interpretazioni ricche, cremose e fragranti dei vignaioli friulani, a cui certo non manca l’intraprendenza e la voglia di sperimentare.

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Particolarmente interessanti sono i blend, che oltre a beneficiare di sofisticate tecnologie produttive (che aggiungono eleganza e intensità), associano spesso l’aromaticità del Sauvignon alla texture ricca del Picolit.

È questo il caso di Braide Alte, protagonista di una verticale d’eccezione con otto annate in degustazione dal 1996 al 2013 (dalla prima in commercio dopo una sperimentazione prolungatasi per più di dieci anni, all’anteprima che è stata rilasciata nel 2015). Prodotto con le uve di un solo vigneto in località Ruttars nel comune di Dolegna del Collio, nel quale sono allevati anche Chardonnay e Moscato Giallo, questo vino è stato scelto tra l’altro dalla compagnia aerea Emirates per la propria wine list della First Class e della Business Class.

A spiccare per personalità sono il 2002 e il 2007 esemplificativi della filosofia aziendale che per l’alta gamma (Linea Gran Cru) crea “bianchi che devono durare come un grande rosso”, spiega l’enologo di casa Livon, Rinaldo Stocco. La fermentazione e la maturazione avvengono in barriques nuove (fornite dal 2011 dalla European Coopers) per 8 mesi a temperatura controllata, ai quali segue un affinamento in bottiglia. Tutto il procedimento, se da un lato dona verve alla texture, riesce ad esaltare la naturale acidità dei vini e le delicate nuance minerali.

Da sinistra, i bianchi della linea Gran Cru. Braide Alte, longevità: 10-20 anni, Cumins, longevità: 15-20 anni e Casali Godia, longevità: 15-20 anni

Ecco che l’avvolgente prevalenza di profumi floreali e fruttati delle annate più recenti lascia spazio a interessanti complessità che si esprimono, nel caso del 2002, nella lunga evoluzione olfattiva nel bicchiere, che dopo la frutta a polpa gialla apre a note di idrocarburi, sentori balsamici e di erbe officinali, mentre regala un sorso dalla trama intrigante. Sapidità e mineralità caratterizzano un 2007 raffinato, che sa stupire per eleganza ed equilibrio, sprigionando al naso un ampio ventaglio di essenze in armonia tra sentori di agrumi e vaniglia.

La produzione limitata (12.500 bottiglie) non permette un acquisto diretto di etichette “storiche”, ma avere in cantina un 2012 (attualmente in commercio) tra una decina d’anni permetterà di meditare con un vino dal grande potenziale di invecchiamento. Ma che può essere stappato anche subito, magari per accompagnare un branzino cotto su piastra di sale (da provare quello dello chef stellato Tomaž Kavčič alla Gostilna (trattoria) pri Lojzetu al Palazzo Zemono nella vicina Slovenia).

Come si è arrivati a questi risultati? Merito del terroir. “Questo vino è la migliore rappresentazione della nostra azienda e del nostro territorio – spiegano Tonino e Valneo –, è un vigneto selezionato per le sue specifiche caratteristiche, prima fra tutte l’eccellente esposizione con altitudine di 250 metri s.l.m. Le radici delle viti, qui, raggiungono una profondità di circa 70/80 centimetri, e toccano la roccia Madre (Ponca) captando in maniera ottimale l’anima e l’eccezionale unicità di questo suolo”.

Sarà per questo che anche la terza generazione della famiglia Livon è rimasta affascinata dal mondo di Bacco e ha deciso di affacciarsi in questa avventura entrando attivamente nella gestione dell’attività. Se Matteo, dopo studi in enologia, sta già sperimentando una produzione di spumante metodo classico da uve Chardonnay, Francesca è il sorriso che accoglie a Villa Chiopris che, dopo un lungo periodo di ristrutturazione, offre oggi servizio di B&B (meravigliosa la colazione!), eventi e degustazioni.

L’attività, infatti, è cresciuta molto da quando nel 1964 Dorino comprò quel primo appezzamento. Oggi i Livon possono contare su 200 ettari di vigneti e cinque marchi diversi: Livon, Tenuta RoncaltoVilla Chiopris (Friuli), Borgo Salcetino (Toscana), Fattoria Colsanto (Umbria), con prodotti e linee che riescono a coprire differenti segmenti di mercato. Il segreto di questo successo? L’unione familiare… il sogno più grande di Dorino Livon al di sopra di tutto.

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