É sempre il Sangiovese il vitigno italiano più coltivato, con oltre 53.000 ettari dei 637.634 ettari vitati complessivamente lungo tutta la Penisola e un peso sul totale dell’8% (dati Unione Italiana Vini e Corriere Vinicolo sul 2015 www.uiv.it).
Ma nel corso degli ultimi cinque anni gli ettari persi per questa varietà sono stati circa 18.000. Come 16.000 sono quelli persi dalla famiglia dei Trebbiani, al secondo posto della classifica. In calo, anche se più ridotto, i Catarratti, scesi del 7% rispetto al 2010. Calo pesante (7.000 ettari circa) anche per il Montepulciano.

Chi cresce allora? Ovviamente Glera, passato in un lustro da 19 a 26.000 ettari, e Pinot grigio, anch’esso in aumento di 7.000 ettari. Grandi crescite anche per i due vitigni portabandiera del Salento, Negramaro e Primitivo, con +5 e +4.000 ettari rispettivamente. Tra gli internazionali, stabili lo Chardonnay e il Cabernet Sauvignon, mentre perde 5.000 ettari il Merlot. Tra gli autoctoni, brusco calo dei Lambruschi (-26%) e delle Barbere (-10%), così come per Garganega, Corvina e Malvasia, mentre stanno crescendo l’Aglianico, a circa 10.000 ettari (+33%), e il Vermentino (+23%). Nero d’Avola e Grillo vedono trend diversificati: decrescita per il primo, aumento per il bianco. (Mappa dei vini italiani. Clicca x ingrandire)

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