La mattina, quando la nebbia la avvolge, Civita di Bagnoregio sembra sospesa nel cielo. Questo borgo laziale della Tuscia Viterbese è di una bellezza struggente. Un mondo quasi onirico, legato alla realtà da un ponte pittoresco come pochi altri sulla terra, che rischia di scomparire a causa dell’implacabile erosione delle argille sotto la crosta di tufo su cui sorge.

Oggi, però, è ancora possibile passeggiare tra le caratteristiche casette in stile medioevale viterbese, con i loro profferli (scalette esterne) e i balconcini tappezzati di edera, scoprire il misticismo della chiesa romanica di San Donato, eretta su un tempio pagano, e lasciarsi condurre indietro nel tempo dai rinascimentali palazzi dei Colesanti, Bocca e Alemanni.

È una vera e propria fiaba quella di Civita di Bagnoregio, annoverato tra i Borghi più Belli d’Italia, incorniciata dai monti azzurri dell’Umbria e attaccata alla vita in mezzo a un coro lunare di calanchi silenziosi e splendenti, come amava descriverla Bonaventura Tecchi in Antica Terra.

Civita di Bagnoregio è uno dei borghi medioevali più suggestivi d'Italia
Civita di Bagnoregio è uno dei borghi medioevali più suggestivi d’Italia

Già percorrendo la Strada Provinciale Teverina, provenendo da Viterbo, ci si trova immersi nel magnifico bosco di querce e cerri di “Carbonara”, paradiso del porcino. Il gusto del re dei funghi si fa tripudio con i piciarelli: pasta simile agli strozzapreti che all’Antico Forno (trattoria di Civita che ha conquistato anche le pagine del New York Times) condiscono anche con pancetta, zafferano e parmigiano, con pomodoro, asparagi o col tartufo nero locale. La storia del piciarello è antichissima. Racconta di quando con ingredienti semplici, come farina e acqua, si preparavano a mano degli “spaghettoni” insaporiti con lardo soffritto: la gioia dei convivi nei giorni di festa.

Si narra anche che i contadini ripagassero il prete con un pò di farina e con questa la perpetua, in mancanza delle costose uova, riuscisse ugualmente a produrre un tipo di pasta fatto solo con l’aggiunta di acqua. Da questo aneddoto uno dei nomi del “Piciarello” è lo “Strozzaprete”.

Uno scorcio di Civita di Bagnoregio. A destra, piciarelli al tartufo nero

DOC Aleatico, Orvieto, Est! Est! Est! e Cannaiola di Marta

E se il nettare degli dei porta sulla Strada del Vino Alta Tuscia, i buongustai potranno accompagnare un buon calice di DOC Aleatico, Est! Est! Est!Orvieto o Cannaiola di Marta a produzioni assolutamente artigianili di salumi e insaccati come salsicce, capocolli e lombetti, pancetta arrotolata con spezie e aromi, porchetta, offerti al pubblico dalle macellerie, che qui sono anche norcinerie.

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