Calanchi lunari scolpiti dall’impeto della natura digradano verso acque cristalline che lambiscono le spiagge dorate della piana di Metaponto. Le fragranze sublimi dei gigli di sabbia danzano nell’aria, mentre il tepore della rena finissima avvolge i piedi nudi. È il corpo che coglie in ogni fibra l’essenza della Basilicata.

Questa terra di contrasti e meraviglie ci conduce per mano in un viaggio indimenticabile che inizia dalla costa ionica, dove le vestigia del Tempio di Hera (Tavole Palatine) ritagliano scorci di sacralità nel blu del cielo circondate da rarissimi esempi di archeologia rurale (oggetto di studio anche dell’Università di Austin in Texas).

La meravigliosa costa della Basilicata
Costa della Basilicata
Tavole Palatine a Metaponto

Viriamo verso nord e a poco meno di un’ora ecco materializzarsi il portento della Murgia di Matera e dei Sassi. Si tratta di aggregati di case intrappolati nella nuda pietra, che sembrano un’eco dell’antica Cappadocia. Dalle ceneri della bellezza materana “espressiva e toccante” – rubando le parole a Carlo Levi che aveva denunciato le condizioni di vita insalubri degli abitanti degli antichi rioni –, Matera come un’araba fenice è risorta divenendo primo sito del Sud Patrimonio dell’Umanità (1993), e capitale della cultura europea per il 2019. Qui, i pensieri si lasciano dominare dallo strapiombo che fa da culla al torrente Gravina mentre, davanti ai nostri occhi, si mostra mistico e inarrivabile il Parco delle Chiese Rupestri.

Sassi di Matera
Parco della Murgia e delle Chiese Rupestri del Materano
Parco della Murgia e delle Chiese Rupestri del Materano

I labirintici vicoli del Caveoso ospitano la nostra prima esperienza enogastronomica. All’antica cantina Cavea degustiamo specialità tradizionali come il caciocavallo podolico, l’oliva infornata di Ferrandina, il pezzente di montagna Materana (tutelati come Presidi Slow Food) e i peperoni cruschi. Tutto è esclusivamente lucano, proveniente dalle più disperse, minuscole e genuine aziende regionali, e preparato a vista, in un laboratorio di cucina ricavato negli ipogei della cantina da Fabrizio Zampagni.

Tripudio di sapori lucani all’antica cantina Cavea di Matera (Ph. F. Maisano)

Fabrizio Zampagni è un uomo eclettico, dalle mille idee, che ama raccontare ogni preparazione come nel caso del pane di Matera. Dall’accattivante forma a montagnetta e il bel colore bruno, questo pane deve la sua gustosità e serbevolezza (fino a 7 giorni) alla semola di grano duro: in particolare al riscoperto Senatore Cappelli, coltivato sulle colline argillose che circondano la città. Cotto in enormi e storici forni a legna, è lavorato a mano, come la centenaria tradizione comanda.

Il Pane di Matera IGP è ottenuto con semole rimacinate di grano duro 100% lucane, di cui 20-30% semola rimacinata Senatore Cappelli

Il profumo rassicurante del lievito madre del pane che persiste sulle mani, riporta alla mente altri sentori, quelli di lamponi, arricchiti da note di mentuccia e felce, che con il tempo si trasformano in ricordi di humus, liquirizia e mallo di noce. Sono le note aromatiche del più grande vino rosso della regione: l’Aglianico del Vulture (DOCG per le tipologie di vertice Superiore e Superiore Riserva), simbolo non solo del potentino, ma di gran parte del Mezzogiorno.

L’Aglianico del Vulture è annoverato tra i più grandi vini rossi d’Italia. La produzione è consentita solo in provincia di Potenza
Bottiglie di Aglianico del Vulture Doc di alcune tra le più importanti cantine che hanno ricevuto numerosi riconoscimenti nazionali ed internazionali

La trama tannica imponente, che si fa setosa ed elegante con il passaggio in legno, regala il massimo piacere in abbinamento a lagane e ceci; carpaccio di maialino affumicato con delizie di latte e crostino casereccio e tagliata di vitello podolico con rucola, scaglie di grana e balsamico. Sinfonie papillari orchestrate ad arte da Roberto e Rocky Calitri a La Loggia del Monaco, agriturismo a pochi minuti da uno dei borghi più belli d’Italia: Acerenza. Il centro storico della Città Cattedrale sembra vivere in armoniosa simbiosi con i cigli della rupe di tufo che ne cinge i fianchi e lo sospende nel cielo ad oltre 800 metri di altezza sulla valle del Bradano.

Una spettacolare veduta di Acerenza. ll centro storico è stato annoverato tra i primi 50 borghi più belli d’Italia con meno di cinquemila abitanti
Una spettacolare veduta di Acerenza. ll centro storico è stato annoverato tra i primi 50 borghi più belli d’Italia con meno di cinquemila abitanti

Il privilegio di visitare le cantine private, scavate nella roccia al di sotto dell’abitato, per ora è riservato a pochi. Ma noi abbiamo una guida acheruntina d’eccezione, Michele Orlando, Sindaco di Acerenza dal 1980 al 1990, che ci mostra il luogo incantato di fermentazioni e affinamenti. Che sia un patrimonio dal grandissimo potenziale lo si intuisce subito: le cantine, affacciate su un orizzonte che delinea l’Altopiano delle Murge come in un quadro rinascimentale, potrebbero essere inserite in un percorso enoturistico unico nel suo genere.

Acerenza, le suggestive grotte-cantine scavate a mano nel tufo sotto l’abitato. (Nella foto la cantina di Michele Orlando)

Rinomata invece, anche oltre i confini nazionali, la Cattedrale, mirabile esempio di architettura in stile Romanico-Cluniacense, come ci racconta Antonio Saluzzi, decoratore per professione e cantore per diletto, che sa descrivere il fascino dei luoghi in cui vive e lavora con l’abilità di un poeta-ricercatore. Prima di entrare ci accompagna in una passeggiata perimetrale, alla ricerca dei mille, piccoli segreti incastonati nella trama di marmi millenari: come i frammenti dei sarcofagi romani o i fusti di colonnine a spirale di marmo orientale. All’interno, poi, gli affreschi sopravvissuti all’intervento Barocco, la cripta e le volte sono coinvolgenti quando, al tramonto, la luce naturale attraversa il rosone fasciando l’altare maggiore.

Percorrendo i suggestivi vicoli medioevali di Acerenza e costeggiando le antiche mura, si va incontro all’imponente Cattedrale

Con la promessa di ritornare presto, eccoci pronti a ripartire e… a librarci nell’aria. Come i grandi rapaci padroni dei cieli sorvoliamo le Dolomiti Lucane, tra guglie e pinnacoli scolpiti dal vento. Oltre un chilometro e mezzo in poco più di un minuto su “ali meccaniche”. È il Volo dell’Angelo ovvero un carrello assicurato saldamente ad un cavo d’acciaio che collega i paesi di Castelmezzano e Pietrapertosa.

Il paesino di Castelmezzano incastonato nelle Dolomiti Lucane

In rotta verso meridione, lasciamo il cielo ai rarissimi esemplari di aquila reale del Parco Nazionale del Pollino, un territorio silenzioso rotto solo dal vento che accarezza i profili contorti dei monumentali Pini Loricati. Ed ecco apparire le coste del Tirreno. I succulenti spaghetti alle patelle, da raccogliere a mano sugli scogli o da provare in uno dei tanti ristorantini tipici, lasciano un delizioso retrogusto di mare in bocca, mentre ci immergiamo nei fondali di Maratea decorati di madrepore di un intenso color arancio. Le pareti a strapiombo sul mare, le piccole insenature, le spiagge di ghiaia o di rena finissima e i promontori rocciosi che il mare periodicamente isola dalla terraferma rendono l’estremo lembo occidentale della Basilicata un capolavoro. “Forse in Italia non c’è paesaggio e panorama più superbi”, scriveva Indro Montanelli.

Un'immagine panoramica di Maratea
Un’immagine panoramica di Maratea
Spaghetti con patelle
Spaghetti con patelle
le Cantine del Vulture

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